Un esponente di spicco del P.D., che ha percorso tutte le tappe dell’attività politico-amministrativa che ha esercitato nella sua Squinzano, prima di approdare in Provincia e poi in Regione.
In entrambe le legislature regionali ha vissuto direttamente rilevanti esperienze essendo stato, durante il governo Fitto, membro della IV Commissione (Industria, Commercio, Artigianato, Turismo, Agricoltura, Pesca, Acquicoltura) e nella giunta Vendola capogruppo del P.D.
Entrambe le esperienze lo hanno visto dunque inserito in settori nevralgici dell’attività amministrativa, che gli hanno consentito di guadagnare un osservatorio privilegiato per le più importanti emergenze regionali. E’ il lavoro, dichiara con assoluta convinzione, la prima emergenza da affrontare, perché al lavoro sono legate le sorti di tanti giovani che attendono di realizzare i propri progetti di vita nonchè la tranquillità di tante famiglie.
Ma il lavoro non lo si inventa, né la Regione lo può produrre automaticamente attraverso azioni virtuose. Il lavoro è indotto da sane politiche di sviluppo, frutto di impegno delle classi dirigenti, che, aggiunge e puntualizza, non sono da identificare con la sola classe politica. Importanti anche le azioni generose e lungimiranti di imprenditori e di istituti di credito, l’impegno illuminato dell’intellighenzia e una pubblica amministrazione onesta ed efficiente.
Il sud deve crescere, deve acquisire competenze e capacità di progettare, deve dare prova di volontà tesa a liberarsi da tutti quei condizionamenti che rappresentano la palla al piede per la crescita e lo sviluppo. Ha ragione D’Alema quando rileva un preoccupante sbilanciamento del governo centrale verso gli interessi del nord, e verso la Lega in particolare, che con i suoi rappresentanti occupa già i dicasteri strategici. Se il governo fa registrare un indiscusso e pressante impegno contro la criminalità organizzata non fa altro che assolvere ad un dovere istituzionale, anche se è da aggiungere che tale impegno rappresenta un’azione determinante per dirimere il più grave condizionamento al libero dispiegarsi dell’attività commerciale e imprenditoriale del sud. Faccio notare come la campagna elettorale in atto rischi di creare confusione e disorientamento tra gli elettori a causa delle radicali contrapposizioni che, pur avvalendosi di dati e cifre, presentano della Puglia due versioni assolutamente diverse.
Il resoconto presentato le scorse settimane da Maniglio sull’azione amministrativa dei cinque anni del governo di centrosinistra offre l’immagine di una Puglia attiva, in evoluzione e crescita sicura, che si colloca al primo posto tra le regioni del sud e che sembra poter competere con quelle settentrionali. Le critiche che vengono da Palese e Fitto ce ne danno invece un quadro del tutto opposto: quello di un territorio che annaspa, bloccato dall’incapacità di porre in essere un’attività amministrativa capace di rispondere ai bisogni più urgenti e sentiti delle popolazioni. Maniglio risponde con enfasi alle domande sul nucleare, ricordando di ritenersi orgoglioso per essere stato promotore di una proposta di legge per dichiarare la Puglia ”regione denuclearizzata.” La stessa enfasi la pone sul problema dell’acqua che deve restare bene pubblico e quindi da non privatizzare. In conclusione mi sembra di poter giudicare utile la puntata per il contributo di informazione e di chiarezza che avrà potuto assicurare, anche perchè ha finito per affrontare temi concreti e molto sentiti dalle popolazioni salentine.
Enrico Longo


